FBI nel caos: il direttore Kash Patel beve, sparisce per ore senza motivo e ora teme il licenziamento
Inchiesta-bomba dell'Atlantic contro il direttore dell'FBI che minaccia querela: ubriachezze ricorrenti, scorte costrette a sfondare le porte per svegliarlo, paranoia crescente. La Casa Bianca, intanto, cerca già il suo successore.
Kash Patel beve troppo, sparisce dal lavoro e vive nel terrore di essere licenziato. È il quadro che emerge da un'inchiesta del The Atlantic firmata da Sarah Fitzpatrick, che ricostruisce il caos al vertice dell'FBI sulla base di oltre una ventina di interviste a funzionari attuali ed ex del Bureau, del Dipartimento di Giustizia, membri del Congresso ed esponenti politici. Patel ha bollato tutto come falso e ha annunciato querela. Ma, secondo il magazine americano, fonti interne all’Amministrazione Trump confermano che la sua posizione vacilla sempre di più e che alla Casa Bianca è già partita la corsa al successore.
Nell’inchiesta, il direttore viene descritto come “erratico, sospettoso e incline a trarre conclusioni affrettate”. La sua condotta personale, scrive Fitzpatrick, è ormai considerata da molti addirittura come una “vulnerabilità per la sicurezza nazionale”.
L’episodio che apre il pezzo risale al 10 aprile. Dopo non essere riuscito ad accedere a un sistema informatico interno, Patel si convince di essere stato licenziato dalla Casa Bianca. Comincia così a chiamare freneticamente collaboratori e alleati per annunciare la propria rimozione, in quello che due fonti definiscono un “freak-out”. Nel giro di poche ore la voce si diffonde, tanto che la Casa Bianca riceve telefonate dall’FBI e dal Congresso per capire chi sia davvero al comando del Bureau. In realtà, però, si trattava solo di un errore tecnico: Patel non era stato licenziato.
Bevute ricorrenti al club privato Ned’s a Washington e al Poodle Room di Las Vegas. Più volte la scorta non è riuscita a svegliarlo: in un caso ha dovuto sfondare la porta. Riunioni e briefing spostati al pomeriggio per smaltire le serate.
Descritto come “erratico, sospettoso e incline a saltare alle conclusioni”. Il 10 aprile, dopo un errore di accesso a un sistema interno, si è convinto di essere stato licenziato e ha allertato decine di collaboratori. La voce è arrivata fino alla Casa Bianca e al Congresso.
Pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha rimosso membri di una squadra di controspionaggio dedicata in parte all’Iran. Motivazione ufficiale: violazioni etiche legate alle indagini sul presidente. Più fonti definiscono i licenziamenti “affrettati”.
Aveva annunciato sui social l’arresto di una “persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University di dicembre, ma il sospettato è stato poi rilasciato. Funzionari interni si chiedono se l’abuso di alcol abbia avuto un ruolo anche nelle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio di Charlie Kirk.
Le accuse sull’alcol
La parte più esplosiva dell’inchiesta riguarda però il consumo eccessivo di alcol da parte del direttore FBI. Secondo Fitzpatrick, Patel avrebbe bevuto fino a uno stato di evidente alterazione in almeno due locali citati con precisione: il club privato Ned’s di Washington, frequentato anche da membri dello staff della Casa Bianca, e il Poodle Room di Las Vegas, dove trascorrerebbe molti fine settimana. Proprio per questo, nei primi mesi del suo mandato da direttore, riunioni e briefing sarebbero stati spostati al pomeriggio, per dargli il tempo di smaltire le conseguenze delle sue serate.
Sempre secondo il racconto di Fitzpatrick, in alcune occasioni la sua scorta non sarebbe riuscita a svegliarlo. In un caso avrebbe addirittura chiesto il cosiddetto breaching equipment, cioè l’attrezzatura usata dalle squadre Swat per forzare gli ingressi, perché Patel risultava irraggiungibile dietro una porta chiusa.
Da notare che il manuale etico del Dipartimento di Giustizia vieta esplicitamente ai suoi dipendenti di fare un uso abituale ed eccessivo di alcol o altri intossicanti. Più volte, inoltre, l’ispettore generale del Dipartimento ha avvertito che il consumo di alcol fuori servizio non compromette solo il giudizio, ma può anche esporre i funzionari al rischio di coercizione da parte di servizi stranieri.
Il timore di un attentato e il team anti-Iran
Gli Stati Uniti sono attualmente in guerra con l’Iran, Paese che Washington classifica come sponsor del terrorismo, e diversi agenti dell’FBI citati da The Atlantic temono le conseguenze di un eventuale attentato sul suolo americano. “È questo che mi tiene sveglio la notte”, ha detto per esempio un funzionario al magazine. Eppure, proprio pochi giorni prima dell’inizio della campagna militare contro Teheran, Patel ha licenziato membri di una squadra di controspionaggio che si occupava anche dell’Iran, motivando la decisione con presunte violazioni etiche legate alle indagini sull'attuale presidente presidente condotte durante l’Amministrazione Biden. Ora diverse fonti definiscono quei licenziamenti “affrettati”.
Le difficoltà di Patel emergono però anche sul piano operativo. Sui social aveva annunciato l’arresto di “una persona di interesse” per la sparatoria alla Brown University del dicembre scorso, ma il sospettato è poi stato rilasciato senza accuse mentre la caccia all’autore proseguiva. E, in privato, alcuni funzionari dell’FBI si chiedono se l’abuso di alcol possa aver inciso anche sulle comunicazioni inesatte seguite all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk.
Trump scontento, Patel respinge tutto
In questo contesto, il rapporto tra Patel e il presidente resta ambiguo. Trump ha apprezzato la resa dei conti con gli agenti coinvolti nelle indagini sul 6 gennaio e su di lui, ma avrebbe anche mostrato più volte insofferenza per le uscite televisive giudicate deboli e per la scarsa rapidità delle inchieste che Patel sta conducendo sugli ex funzionari dell’Amministrazione Biden. Inoltre, a febbraio, Trump, che non beve alcol e collega da sempre questa scelta alla morte del fratello maggiore Fred, segnato dall’alcolismo, avrebbe chiamato Patel per rimproverarlo dopo averlo visto tracannare birra negli spogliatoi della nazionale olimpica di hockey, appena laureatasi campione a Milano-Cortina 2026.
La replica di Patel all’inchiesta bomba di The Atlantic è arrivata con un post pubblicato su X, in tono minaccioso: “È tutto falso, ci vediamo in tribunale”.
see you and your entire entourage of false reporting in court... But do keep at it with the fake news, actual malice standard is now what some would call a legal lay up. https://t.co/MfbHH8OtLv pic.twitter.com/kw5U3LrfMM
— FBI Director Kash Patel (@FBIDirectorKash) April 18, 2026
Anche il suo avvocato, Jesse Binnall, ha liquidato l’inchiesta come “categoricamente falsa e diffamatoria”. Intanto la Casa Bianca ha pubblicamente fatto quadrato attorno al direttore, con la portavoce Karoline Leavitt che ha rivendicato come, sotto Trump e Patel, “il crimine sia sceso ai livelli più bassi degli ultimi cento anni”. Fitzpatrick, però, non ha arretrato di un passo: intervistata da MS NOW, ha detto di confermare “ogni parola” della sua inchiesta.