Il candidato Dem a governatore della California Swalwell accusato di violenza sessuale
Quattro donne accusano il deputato democratico di molestie e violenze. In poche ore perde il sostegno di Pelosi, della leadership del partito, dei sindacati e dei principali alleati politici
Il deputato democratico Eric Swalwell, tra i favoriti nella corsa per la carica di governatore della California, è stato travolto venerdì da accuse di violenza sessuale e molestie formulate da quattro donne. Nel giro di poche ore la sua campagna elettorale è implosa: hanno chiesto il suo ritiro l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, la leadership democratica al Congresso, entrambi i senatori della California e i più potenti sindacati dello Stato.
Le accuse sono state pubblicate dal San Francisco Chronicle e dalla CNN. La testimonianza più grave è quella di un'ex collaboratrice che ha raccontato al Chronicle di aver avuto rapporti sessuali con Swalwell mentre lavorava per lui e di essere stata violentata due volte quando era troppo ubriaca per dare il proprio consenso. La donna ha descritto alla CNN un episodio del 2024, avvenuto dopo che aveva lasciato l'incarico: ha detto di aver cercato di respingere Swalwell e di avergli detto "no", ma che lui non si è fermato. Il mattino seguente si è svegliata con lividi e sanguinamento vaginale. Secondo il Chronicle, la donna ha scritto a un'amica tre giorni dopo l'episodio di essere stata "violentata sessualmente" da Swalwell, aggiungendo che era già accaduto nel 2019, quando ancora lavorava per lui, ma di essersi convinta all'epoca di essere stata consenziente.
Altre tre donne hanno descritto alla CNN diverse forme di comportamento inappropriato da parte del deputato, tra cui l'invio di foto intime non richieste. Una di loro, Ally Sammarco, ha raccontato al New York Times che nel 2021, quando aveva 24 anni e lavorava come organizzatrice per il Partito Democratico in Virginia, Swalwell le aveva inviato messaggi su Snapchat che lei ha definito "inappropriati", inclusa una foto dei suoi genitali che non aveva chiesto.
Swalwell ha negato tutte le accuse con fermezza. In una dichiarazione fornita al Chronicle ha definito le accuse "false", sostenendo che arrivano "alla vigilia di un'elezione contro il favorito per la carica di governatore". In un video pubblicato sui social media venerdì sera ha aggiunto: "Queste accuse di violenza sessuale sono assolutamente false. Non sono mai accadute. Le combatterò con tutto quello che ho". Ha però riconosciuto di aver "commesso errori di giudizio in passato", scusandosi con la moglie "per averla messa in questa posizione". Il suo avvocato, Elias Dabaie, ha dichiarato al New York Times che le accuse sono "infondate" e ha messo in dubbio la tempistica, parlando di "uno sforzo coordinato per minare la sua candidatura". Nella notte tra giovedì e venerdì, prima della pubblicazione degli articoli, il legale di Swalwell aveva inviato lettere di diffida alle donne, minacciando azioni legali per diffamazione.
Il New York Times e il Wall Street Journal hanno precisato di non aver verificato in modo indipendente le accuse di violenza sessuale.
La reazione dell'establishment democratico è stata rapidissima. Nancy Pelosi ha dichiarato di aver consigliato personalmente a Swalwell di ritirarsi dalla corsa per permettere un'indagine "con piena trasparenza e responsabilità". La leadership democratica alla Camera, il capogruppo Hakeem Jeffries, la vicecapogruppo Katherine Clark e il presidente del caucus Pete Aguilar, hanno chiesto un'indagine rapida e il ritiro immediato dalla campagna, pur senza chiedere le dimissioni dal Congresso. Il senatore Adam Schiff ha ritirato il proprio endorsement definendosi "profondamente turbato" dalle accuse. Anche il senatore dell'Arizona Ruben Gallego, amico personale di Swalwell, ha revocato il suo sostegno esprimendo rammarico per averlo difeso sui social media solo tre giorni prima, quando le accuse circolavano ancora in forma generica.
Il presidente della campagna di Swalwell, il deputato Jimmy Gomez, si è dimesso dall'incarico definendo le accuse "le più brutte e gravi che si possano immaginare" e ha chiesto al deputato di ritirarsi. Un altro candidato democratico nella corsa, l'ex sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa, si è spinto oltre chiedendo anche le dimissioni di Swalwell dal Congresso.
Sul fronte sindacale, la potente California Teachers Association ha ritirato il proprio endorsement definendo le accuse "incredibilmente inquietanti e inaccettabili". Il sindacato dei dipendenti pubblici Service Employees International Union California, che aveva investito 5 milioni di dollari a sostegno di Swalwell, ha sospeso ogni attività di campagna. Anche la California Medical Association ha convocato una riunione d'emergenza del proprio consiglio per valutare la revoca del sostegno. Un comitato indipendente che aveva raccolto 7,7 milioni di dollari da donatori tra cui l'associazione dei medici e Uber per finanziare spot a favore di Swalwell ha sospeso le proprie attività. Secondo il New York Times, anche una raccolta fondi a Hollywood prevista per questo mese è stata rinviata a data da destinarsi.
La piattaforma di donazioni online ActBlue ha smesso di accettare contributi per la campagna di Swalwell.
Katie Porter, ex deputata e altra candidata democratica alla carica di governatore, ha chiesto a Swalwell di ritirarsi e di dimettersi dal Congresso, aggiungendo che "troppo spesso gli uomini sfuggono a qualsiasi conseguenza per le violenze sessuali semplicemente abbandonando il potere". Il governatore uscente Gavin Newsom, ampiamente considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, è stato più cauto: attraverso un portavoce ha definito le accuse "profondamente preoccupanti", senza però chiedere esplicitamente il ritiro di Swalwell.
La vicenda ridisegna una corsa elettorale già molto frammentata per la successione a Newsom, che non può ricandidarsi per il limite dei mandati. Swalwell, deputato dal 2012, era riuscito nelle ultime settimane a ottenere il sostegno di importanti sindacati e a distinguersi nei sondaggi rispetto agli altri candidati democratici. Un sondaggio diffuso questa settimana dal Partito Democratico californiano mostrava i due candidati repubblicani in testa con il 14% ciascuno, seguiti da Swalwell al 12% e dal miliardario Tom Steyer all'11%, con quasi un elettore su quattro ancora indeciso. La California adotta un sistema di primarie aperte in cui i primi due classificati il 2 giugno, indipendentemente dal partito, accedono allo scontro finale di novembre.