La coalizione che ha riportato Trump alla Casa Bianca si sta sgretolando

Un reportage dall'Arizona racconta il malcontento degli elettori del presidente tra caro-vita, guerra in Iran e polemiche religiose. I sondaggi mostrano cali tra indipendenti, giovani e latinos.

La coalizione che ha riportato Trump alla Casa Bianca si sta sgretolando
White House

La coalizione di elettori che ha portato Donald Trump alla sua seconda vittoria presidenziale si sta disgregando a sette mesi dalle elezioni di metà mandato. Lo sostengono le giornaliste Yvonne Wingett Sanchez ed Elaine Godfrey in un reportage pubblicato dall'Atlantic basato su interviste condotte in Arizona e su colloqui con operatori politici repubblicani in vari stati in bilico.

Le autrici descrivono un quadro in cui un numero sorprendente di sostenitori del presidente ha cambiato idea. Il malcontento tocca gruppi eterogenei, dai libertari della cosiddetta manosphere, spiazzati dalle decisioni di Trump sui file Epstein, sull'immigrazione e sull'Iran, fino ai conservatori religiosi. Questi ultimi hanno criticato il presidente dopo che ha pubblicato sui social un'immagine che lo ritrae come Gesù e dopo i suoi attacchi al papa, il primo pontefice americano, definito WEAK on Crime, ovvero "debole sul crimine".

Secondo il reportage dell'Atlantic, i segnali per il partito repubblicano sono allarmanti. L'indice di gradimento di Trump è oggi più basso rispetto allo stesso periodo che precedette le elezioni di metà mandato del 2018, quando i democratici conquistarono la Camera con un'onda blu storica. Gli indipendenti, i giovani e i latinos, gruppi decisivi per la vittoria del 2024, non sono più dalla parte del presidente. Anche gli americani bianchi senza titolo di studio universitario, un tempo lo zoccolo duro di Trump, si stanno allontanando, secondo la media dei sondaggi della CNN. Gli elettori di orientamento democratico si dichiarano "estremamente motivati" a votare a novembre con 17 punti di vantaggio sui repubblicani.

Il cuore del reportage è un viaggio nel Sesto distretto congressuale dell'Arizona, uno dei più equamente divisi del paese. Nel 2024 Trump lo vinse per meno di un punto percentuale, dopo averlo perso con un margine analogo quattro anni prima. Il distretto è rappresentato dal deputato repubblicano Juan Ciscomani, candidato alla rielezione. Le autrici raccontano di aver raccolto testimonianze a Casa Grande, tappa tra Tucson e Phoenix, e a Oro Valley, sobborgo settentrionale di Tucson dove vivono molti elettori conservatori su cui Ciscomani fa affidamento.

I motivi dello scontento, scrivono Wingett Sanchez e Godfrey, sono soprattutto economici. Il prezzo della benzina in Arizona è salito, così come quello della carne e dei generi alimentari. Ma a pesare è anche la scelta di Trump di entrare in guerra con l'Iran, dopo aver promesso di fermare i conflitti in corso. La domenica di Pasqua, ricostruisce l'articolo, il presidente ha minacciato di cancellare "un'intera civiltà" in Iran, suscitando le critiche di volti noti del mondo MAGA come Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Quest'ultima ha dichiarato nel suo programma radiofonico su SiriusXM di essere stanca della situazione.

Un ulteriore fronte di tensione si è aperto con la pubblicazione dell'immagine generata con l'intelligenza artificiale che ritrae Trump vestito con tuniche fluenti mentre guarisce un uomo malato. La giornalista del Daily Wire Megan Basham l'ha definita una OUTRAGEOUS blasphemy, ovvero una blasfemia oltraggiosa. Il pastore di estrema destra Joel Webbon ha detto che Trump è "attualmente posseduto dal demonio". L'attivista anti-trans Riley Gaines, più volte presente ai comizi del presidente, ha scritto che "Dio non si lascia deridere". Trump ha cancellato il post e ha spiegato che l'immagine lo raffigurava "come un medico", ma ha anche respinto le critiche dichiarando, secondo il resoconto dell'Atlantic, di non essere un grande ammiratore di Gaines.

La visita del presidente in Arizona, prevista per il giorno successivo alla pubblicazione del reportage, durerà appena due ore, un tempo insolitamente breve rispetto ai comizi fiume del passato. Alcuni operatori repubblicani intervistati dalle giornaliste hanno spiegato di preferire che Trump trascorra il minor tempo possibile nello stato. Un consulente del partito ha detto all'Atlantic che quando Trump arriva per un comizio "domina le notizie il giorno prima, il giorno stesso e il giorno dopo" e finisce per ricordare agli elettori i motivi della loro rabbia. Nonostante questo, tutti i parlamentari repubblicani dell'Arizona tranne David Schweikert parteciperanno all'evento organizzato da Turning Point USA.

Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, in una dichiarazione scritta trasmessa alle autrici, ha sostenuto che il presidente sottolineerà i risultati economici ottenuti in Nevada e Arizona. Desai ha parlato di "disagi temporanei" dovuti alla guerra in Iran, rivendicando però i benefici fiscali per decine di milioni di americani derivanti dai Working Families Tax Cuts, tra cui l'azzeramento della tassazione su mance, straordinari e previdenza sociale. Il portavoce di Ciscomani, Daniel Scarpinato, ha dichiarato all'Atlantic che il deputato è concentrato sui risultati per l'Arizona meridionale ed è stato classificato da una valutazione indipendente come il membro più efficace del Congresso dello stato.

Il reportage segnala anche un impatto sulla raccolta fondi del partito repubblicano. Un presidente del partito in una contea della Georgia ha detto alle giornaliste che alcuni donatori stanno versando la metà di quanto darebbero normalmente, imputando il calo all'instabilità economica. Due consulenti repubblicani di un altro stato chiave hanno raccontato che le donazioni di piccolo importo sono crollate all'inizio di marzo, pochi giorni dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. In corse che si decideranno per margini minimi, hanno osservato i consulenti, queste risorse possono fare la differenza tra spedire o meno un'ultima tornata di materiale elettorale agli elettori meno affezionati alle urne.

Nella ricostruzione dell'Atlantic non mancano i sostenitori irriducibili. Megyn Kelly ha detto di recente che voterebbe repubblicano anche se Trump "lanciasse un'atomica". Riley Gaines, dopo aver saputo di non piacere al presidente, ha scritto su X di amarlo e di voler continuare a sostenere la sua agenda America First. Le autrici concludono che molto dipenderà dall'evoluzione del conflitto con l'Iran, dai prezzi della benzina e dal costo della vita. Se la guerra si chiudesse presto, alcuni elettori potrebbero tornare a schierarsi con i repubblicani. In caso contrario, salvare la coalizione che ha rieletto Trump potrebbe rivelarsi un'impresa difficile.

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