L'amministrazione Trump smantella la rete più avanzata di sensori oceanici
Saranno rimossi oltre 900 sensori posizionati nell'Atlantico e nel Pacifico. Senza i dati americani, gli errori nella stima del riscaldamento degli oceani aumenterebbero del 163%
L'Amministrazione Trump ha deciso di smantellare la più avanzata rete di sensori oceanici al mondo, uno strumento che da dieci anni raccoglie dati essenziali per capire come si sta scaldando il pianeta e per prevedere uragani, alluvioni e cambiamenti delle correnti marine. La National Science Foundation (NSF), l'agenzia federale che finanzia la ricerca scientifica, ha annunciato a fine maggio il ritiro di tutte le infrastrutture dell'Ocean Observatories Initiative: oltre 900 strumenti posizionati nell'Atlantico e nel Pacifico, compresa una stazione cruciale nel mare di Irminger, tra Groenlandia e Islanda.
La rete, entrata in funzione nel 2016 dopo un investimento federale di 368 milioni di dollari, era stata progettata per operare almeno 25 anni. Ogni stazione è composta da boe ancorate al fondale marino che reggono lunghe file di sensori, capaci di misurare temperatura, salinità, correnti e condizioni chimiche e biologiche dell'acqua dalla superficie fino a migliaia di metri di profondità. Veicoli robotici telecomandati e alianti subacquei raccolgono e trasmettono i dati ai laboratori di ricerca. Lo smantellamento inizierà a giugno e durerà circa 15 mesi: le navi della NSF recupereranno gli strumenti al largo di Oregon, Washington, Alaska, North Carolina e nel mare di Irminger. I sensori sismici posizionati vicino a un vulcano sottomarino attivo al largo dell'Oregon continueranno a funzionare fino al 2028.
Il costo annuale di gestione era di circa 48 milioni di dollari. L'amministrazione del presidente ha provato più volte a chiudere la rete, proponendo tagli dell'80% ai finanziamenti sia nel 2025 che nel 2026. In entrambi i casi il Congresso si è opposto e ha ripristinato i fondi. Ma la NSF è andata avanti comunque con lo smantellamento. Craig McLean, che è stato capo scienziato ad interim della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) durante la prima presidenza Trump, ha detto al New York Times che la decisione "riflette l'incapacità dell'attuale amministrazione di capire il valore e il merito scientifico" e che "smantellare un sistema del genere spinge gli Stati Uniti ancora una volta in fondo alla classe della leadership scientifica globale".
Gli Stati Uniti spengono la rete di sorveglianza degli oceani
La National Science Foundation ritira oltre 900 sensori dall'Atlantico e dal Pacifico, una rete che da dieci anni misura il riscaldamento del pianeta. Costava 48 milioni di dollari l'anno. Senza i dati americani, gli errori del monitoraggio mondiale rischiano di crescere del 163%.
Una rete progettata per 25 anni, ma che sarà spenta solo dopo 10 anni
Entrata in funzione nel 2016 dopo un investimento di 368 milioni di dollari, l'Ocean Observatories Initiative doveva operare fino al 2041. Lo smantellamento parte a giugno 2026 e durerà circa 15 mesi.
L'Amministrazione Trump aveva già proposto tagli dell'80% nel 2025 e nel 2026: in entrambi i casi il Congresso aveva ripristinato i fondi. La NSF è andata avanti comunque con lo smantellamento.
Perché perdere i dati americani acceca l'intero pianeta
Gli strumenti finanziati dagli Stati Uniti coprono tutti i bacini oceanici e colmano vuoti che nessun altro Paese è in grado di monitorare. Per questo la loro perdita pesa molto più di quanto suggerisca il loro numero a prima vista.
«La perdita delle sole osservazioni americane danneggerebbe il monitoraggio globale più della perdita casuale dell'80% di tutti i dati oceanici mondiali», ha detto John Abraham, coautore dello studio.
A cosa servono i dati che la rete smetterà di raccogliere
Misurando temperatura, salinità, correnti e chimica dell'acqua dalla superficie fino a migliaia di metri di profondità, la rete alimenta previsioni e ricerche che vanno ben oltre il clima. Tocca una voce per i dettagli.
Dal lancio allo smantellamento
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I dati della rete servono a ricostruire come l'oceano assorbe i gas serra dall'atmosfera e come scambia calore con essa, a studiare gli ecosistemi marini e le ondate di calore marine, ad anticipare alcuni effetti di El Niño, il fenomeno climatico naturale che dovrebbe iniziare quest'estate, e a monitorare l'attività sismica e le inondazioni vicino alle coste americane. Servono anche a gestire la pesca commerciale, colpita dall'aumento delle temperature, dall'acidità dell'acqua e dalla diminuzione dell'ossigeno. "Questi strumenti ci raccontano cosa cambia in superficie e nelle profondità degli oceani sul lungo periodo e ci permettono di correggere i nostri modelli climatici", ha detto Sabrina Speich, oceanografa e climatologa dell'École Normale Supérieure di Parigi, a Le Monde.
La stazione nel mare di Irminger è particolarmente importante per studiare l'evoluzione della circolazione meridiana di rovesciamento dell'Atlantico (Amoc), la grande corrente oceanica che trasporta acqua calda verso nord e contribuisce a mantenere un clima mite in Europa. L'Amoc potrebbe indebolirsi a causa delle emissioni di gas serra e un suo eventuale collasso avrebbe conseguenze meteorologiche molto pesanti. I sensori nel mare di Irminger, fissati al fondale a quasi tremila metri di profondità, fanno parte di una collaborazione scientifica internazionale. Hilary Palevsky, docente di scienze della terra e dell'ambiente al Boston College, ha usato per un decennio i dati di questi strumenti per studiare l'assorbimento di anidride carbonica da parte dell'oceano. Recuperare gli strumenti senza un piano per conservarli o continuare a raccogliere dati "è molto affrettato". "Una delle vere tragedie è che raccogliere dati in modo efficace in questo sito è stata un'enorme sfida ingegneristica e c'è molta competenza che rischia di andare persa".
Sabrina Speich, che presiede il comitato di esperti "oceano" del Sistema mondiale di osservazione del clima, un programma delle Nazioni Unite, ha definito lo smantellamento "una perdita colossale di informazioni estremamente preziose, tanto più insostituibili perché l'oceano è totalmente opaco alle osservazioni satellitari". "Interromperemo una serie temporale di dieci anni", ha aggiunto.
La NSF sostiene di non voler chiudere del tutto l'iniziativa ma solo ridurne la portata. "Tutti i dati raccolti in precedenza resteranno accessibili", ha detto una portavoce dell'agenzia a Le Monde. Michael England, un altro portavoce della NSF, ha dichiarato che la decisione "è in linea con la strategia più ampia della NSF di avere un approccio più agile nel dare priorità alle priorità scientifiche in evoluzione e alle tecnologie emergenti".
La rete smantellata è parte del Global Ocean Observing System (Goos), il sistema mondiale di osservazione degli oceani che raccoglie dati in tutti i bacini oceanici grazie alla partecipazione di una decina di paesi. È una risorsa su cui si basano i meteorologi per prevedere l'intensità degli uragani, le flotte di pesca per pianificare le stagioni e le autorità marittime per garantire la sicurezza delle navi commerciali. Il costo annuale complessivo del Goos, considerando tutte le piattaforme e il personale nel mondo, è di circa 1,1 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti da soli forniscono il 55% dei finanziamenti del sistema globale e producono più della metà dei dati oceanici raccolti su scala mondiale, grazie alla loro presenza in tutti i bacini oceanici. Questa preminenza rende il sistema particolarmente vulnerabile alle decisioni prese a Washington. Secondo un'analisi pubblicata da Kevin Trenberth, illustre studioso del National Center for Atmospheric Research, e dai suoi colleghi sulla Conversation, se il contributo americano venisse ritirato dal Goos gli errori nella stima del contenuto termico degli oceani aumenterebbero del 163%, un danno peggiore di quello che si avrebbe perdendo a caso l'80% di tutti i dati oceanici mondiali. Il motivo è geografico: gli strumenti americani coprono tutti i bacini oceanici e colmano lacune che nessun altro paese sta monitorando.
Un altro tassello a rischio è il programma Argo, una rete di 3.500-4.000 galleggianti robotici che vanno alla deriva con le correnti in tutti i mari del mondo. Alcuni di questi strumenti scendono fino a 6.000 metri di profondità e misurano temperatura, salinità, pressione e parametri legati al ciclo del carbonio. L'amministrazione americana smetterà l'anno prossimo di schierare una parte dei galleggianti destinati a sostituire quelli che arrivano naturalmente a fine vita e altri programmi sono minacciati. I galleggianti Argo durano in media quattro o cinque anni prima che le batterie si esauriscano: vanno continuamente rimpiazzati per evitare che si creino buchi nella copertura degli oceani.
Lo studio pubblicato il 22 maggio sulla rivista Nature Climate Change, arriva alle stesse conclusioni: la scomparsa delle sole osservazioni finanziate dagli Stati Uniti causerebbe un grave deterioramento della capacità di seguire il riscaldamento degli oceani, con un aumento del 163% degli errori nella stima del loro contenuto termico. John Abraham, coautore dello studio e docente all'Università di St. Thomas in Minnesota, ha detto che "la perdita delle sole osservazioni americane danneggerebbe il monitoraggio globale più della perdita casuale dell'80% di tutti i dati oceanici mondiali".
David Ho, oceanografo dell'Università delle Hawaii, ha avvertito che gli effetti di queste decisioni potrebbero farsi sentire per decenni. "Se l'amministrazione Trump procede a nuovi tagli al programma mondiale di osservazione dell'oceano, ci saranno conseguenze disastrose sulla nostra capacità di modellare con precisione il sistema climatico e i fenomeni meteorologici estremi, oltre che di fornire dati per la sicurezza marittima e la verifica a terra dei dati satellitari".
La stazione al largo di Cape Hatteras, in North Carolina, raccoglieva dati sulle correnti costiere che influenzano il clima e la pesca commerciale lungo la costa orientale degli Stati Uniti. Mike Muglia, docente di studi costieri alla East Carolina University, usava quei dati per studiare onde, correnti e vita marina in un sito di test per le energie rinnovabili marine finanziato dal Dipartimento dell'Energia. Le boe al largo di Newport in Oregon e di Grays Harbor nello Stato di Washington misuravano temperatura, acidità e contenuto di ossigeno, dati essenziali per prevedere i cambiamenti ambientali legati al clima e la salute dell'industria della pesca della regione.
Trenberth e i suoi coautori avvertono che ricostruire il sistema, una volta smantellato, sarebbe molto più difficile e costoso che mantenerlo in funzione. E nel frattempo il mondo rischierebbe di restare cieco di fronte alla trasformazione più importante del clima planetario nella storia umana.