Xi Jinping in Corea del Nord per la prima volta in sette anni

La visita arriva dopo i summit con Trump e Putin, mentre Pyongyang espande l'arsenale atomico e l'alleanza con Mosca. Pechino evita sempre più spesso di parlare di denuclearizzazione.

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Xi Jinping in Corea del Nord per la prima volta in sette anni
KCNA

Il presidente cinese Xi Jinping è atterrato lunedì mattina a Pyongyang per una visita di due giorni, la prima in Corea del Nord in quasi sette anni. Con lui ci sono la moglie Peng Liyuan, il ministro degli Esteri Wang Yi e Cai Qi, il capo della segreteria del Partito comunista. Come spiega Bloomberg, il viaggio serve a Pechino per riaffermare la propria influenza su Kim Jong-un, alleato sempre più autonomo grazie all'arsenale nucleare in espansione e alla crescente partnership militare con la Russia di Vladimir Putin.

La visita arriva a poche settimane dai summit che Xi ha ospitato a Pechino con il presidente americano Donald Trump e con lo stesso Putin, in rapida successione. È anche la prima trasferta all'estero dell'anno per il leader cinese, che negli ultimi mesi ha ricevuto una sfilza di capi di Stato a Pechino ma viaggia molto meno di quanto facesse prima della pandemia.

Il giorno prima dell'arrivo di Xi, Kim Yo-jong, la sorella di Kim Jong-un con un ruolo di primo piano nel regime, ha dichiarato che il programma nucleare nordcoreano è "assolutamente non negoziabile" e che "i funzionari degli Stati Uniti non sono riusciti a svegliarsi dai loro sogni anacronistici". Ha anche definito "false" le affermazioni americane su un'intesa tra Xi e Trump per la denuclearizzazione della penisola, emerse dopo il loro summit di maggio.

Il messaggio è coerente con i fatti. Kim ha appena inaugurato un nuovo impianto di arricchimento dell'uranio e ha annunciato di aver raddoppiato la capacità produttiva di materiale nucleare. Ha anche assistito alle prove in mare di un nuovo cacciatorpediniere e ha chiesto di accelerare la costruzione di una marina a propulsione nucleare. Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha detto lunedì che la Corea del Nord produce ogni anno abbastanza materiale fissile per una decina o una ventina di bombe atomiche e che è vicina a perfezionare la tecnologia dei missili balistici intercontinentali.

La posizione della Cina sulla denuclearizzazione si è fatta sempre più ambigua. Quando Kim ha incontrato Xi a Pechino lo scorso settembre, in occasione di una parata militare a cui partecipò anche Putin, i comunicati ufficiali non hanno fatto alcun riferimento alla denuclearizzazione, una novità rispetto a tutti i vertici precedenti. L'ultimo libro bianco cinese sulla non proliferazione ha omesso l'obiettivo della denuclearizzazione della penisola. Dopo il summit Trump-Xi di maggio, la Casa Bianca ha detto che i due leader "hanno confermato l'obiettivo comune di denuclearizzare la Corea del Nord", ma Pechino non ha confermato questa versione.

Secondo Tong Zhao, senior fellow del Nuclear Policy Program al Carnegie Endowment for International Peace, per Xi "dare priorità al miglioramento delle relazioni con Pyongyang per preservare ed espandere l'influenza cinese sulla Corea del Nord" è oggi più importante che insistere sulla questione nucleare. Leif-Eric Easley, professore alla Ewha Womans University di Seoul, ha detto all'Associated Press che "un leader cinese non va in Corea del Nord solo perché è il momento di farlo. Il viaggio di Xi avrà implicazioni reali per le relazioni tra Cina e Corea del Nord".

Gran parte della partita si gioca sul rapporto tra Pyongyang e Mosca. Nel 2024, Corea del Nord e Russia hanno firmato un patto di difesa reciproca che include l'impegno all'assistenza militare in caso di guerra. Kim ha inviato più di diecimila soldati a combattere per la Russia in Ucraina e, secondo un'inchiesta della BBC, circa 2.300 soldati nordcoreani sono morti nel conflitto. Un recente studio citato da Bloomberg stima che la fornitura di armi e personale alla Russia abbia fruttato a Kim fino a 14 miliardi di dollari.

La partnership con Mosca ha dato a Kim una leva diplomatica che prima non aveva. Per decenni Pechino è stata il partner economico più stretto e l'unico alleato formale di Pyongyang, con cui ha l'unico trattato di difesa in vigore. Ma la Cina non può accettare che la Russia diventi l'influenza dominante a Pyongyang: un Kim più sicuro di sé e meno dipendente da Pechino significherebbe una minore influenza cinese sulla penisola.

John Delury, senior fellow dell'Asia Society, ha descritto al Guardian la differenza tra i due rapporti: "La propaganda nordcoreana è piena di lodi sperticate per la vicinanza con la Russia, forgiata combattendo fianco a fianco in guerra. Con la Cina c'è una sorta di nostalgia".

La Cina ha reagito cercando di ricucire. L'anno scorso le esportazioni cinesi verso la Corea del Nord hanno raggiunto i 2,3 miliardi di dollari, il livello più alto in sei anni. All'inizio del 2026 sono ripresi i collegamenti ferroviari e aerei tra le due capitali, dopo una pausa di sei anni. Secondo diversi analisti citati dalla BBC, si tratta di uno sforzo calcolato di Pechino per riportare Pyongyang nella propria orbita.

La Corea del Nord non può però permettersi di dipendere solo dalla Russia. Se la guerra in Ucraina dovesse finire, il bisogno di Mosca del sostegno nordcoreano potrebbe ridursi e Kim ha bisogno dell'appoggio cinese per ottenere riconoscimento internazionale come potenza nucleare e l'allentamento delle sanzioni dell'Onu. "La Corea del Nord non può contare solo sulla Russia. Deve allinearsi con la Cina", ha detto all'Associated Press Kwak Gil Sup, direttore dell'One Korea Center.

Ankit Panda, specialista di politica nucleare al Carnegie Endowment for International Peace, ha spiegato alla BBC che "la Cina vuole assicurarsi che i suoi interessi verso la Corea del Nord siano protetti in un momento di rapida convergenza tra Mosca e Pyongyang". William Yang, analista senior del Crisis Group, ha aggiunto che "alla luce delle recenti ondate di test missilistici, incluso l'annuncio di aver testato con successo missili a guida IA, Xi probabilmente sente il bisogno di presentarsi a Pyongyang di persona per evitare che la tensione sulla penisola coreana aumenti".

Il viaggio ha anche una dimensione americana. C'è chi ipotizza che Trump possa aver chiesto a Xi di portare un messaggio a Kim: il presidente americano ha ripetutamente detto che vorrebbe incontrare di nuovo il leader nordcoreano, dopo i tre vertici del 2018-2019 che però non hanno prodotto un accordo sulla denuclearizzazione. Restaurando la propria influenza su Pyongyang, Xi otterrebbe anche una leva negoziale nei rapporti con Washington.

Nell'editoriale pubblicato lunedì sul Rodong Sinmun, il principale quotidiano nordcoreano, Xi ha scritto che Cina e Corea del Nord devono rafforzare la cooperazione strategica e opporsi insieme a "egemonismo e politica di potenza", lavorando per un mondo multipolare ordinato. La visita segna anche i 65 anni dalla firma del trattato di amicizia e mutua assistenza tra i due paesi, l'unico patto di difesa che la Cina abbia mai firmato.

I leader della regione osserveranno con attenzione se Xi farà passi espliciti verso il riconoscimento della Corea del Nord come potenza nucleare di fatto, cosa che rappresenterebbe una svolta storica rispetto alla posizione cinese degli ultimi decenni. Per ora Pechino evita di dichiararlo apertamente, ma smette sempre più spesso di ribadire il contrario.

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