James Talarico ha 78 possibilità su 100 di diventare il primo democratico eletto al Senato in Texas dal 1988, secondo l'ultimo aggiornamento del nostro modello. Il deputato statale di 37 anni è avanti di 3,8 punti sul repubblicano Ken Paxton, procuratore generale del Texas, e dal 17 settembre la sfida è classificata come lean D, cioè con il democratico leggermente favorito. L'8 settembre le sue possibilità erano 64 su 100 e lunedì, nel nostro aggiornamento settimanale, 73.
Settantotto su 100 vuol dire che, se si votasse cento volte nelle condizioni di oggi, Talarico vincerebbe in 78 casi e Paxton in 22. Dal Texas passa buona parte della partita per il Senato, dove oggi i repubblicani hanno 53 seggi su 100 e ai democratici ne servono 51 per la maggioranza, perché in caso di parità decide il voto del vicepresidente JD Vance. Nelle nostre simulazioni i democratici conquistano il Senato 75 volte su 100, che diventano 85 quando Talarico vince e scendono a 40 quando perde.
Senza sondaggi, i soli fondamentali del modello darebbero Paxton avanti di 2,2 punti. Il Texas vota di norma una decina di punti più a destra del resto del paese e il clima nazionale favorevole ai democratici, insieme al vantaggio di Talarico nella raccolta fondi, riduce quel distacco solo in parte. A spostare la stima dalla parte del democratico sono i 38 sondaggi pubblicati sulla sfida, che il modello corregge per le tendenze dei singoli istituti e riporta al clima nazionale di oggi.
Talarico è avanti in 25 di quei sondaggi, Paxton in 8 e in 5 sono pari. Paxton non è più stato davanti in nessuna rilevazione dopo quella di Emerson College del 9 e 10 agosto: da allora ne sono uscite dodici, undici con Talarico in vantaggio e una in parità. L'ultima, di Marist, condotta dal 17 al 20 settembre tra gli elettori registrati, lo dà avanti di 6 punti, 50 a 44, mentre i tre sondaggi precedenti, chiusi fra il 14 e il 19 settembre, lo davano avanti di appena un punto. Nello stesso periodo è cambiato il clima nazionale a cui il modello riporta i sondaggi texani meno recenti. In due settimane il vantaggio democratico nella nostra media del generic ballot (la domanda su quale partito si voterà alla Camera) è passato da 5,4 a 7,5 punti.
Applicato ai sondaggi del 2018, lo stesso modello non avrebbe mai visto avanti Beto O'Rourke. Quell'anno l'allora deputato di El Paso perse contro il senatore uscente Ted Cruz per 2,6 punti, il miglior risultato di un democratico in Texas da trent'anni, ma nella stima ricalcolata giorno per giorno con i sondaggi pubblicati fino a ciascuna data Cruz resta davanti da gennaio al giorno del voto. A 41 giorni dal voto, la distanza a cui ci troviamo oggi, il modello gli avrebbe dato 5,5 punti di vantaggio e a O'Rourke 14 possibilità su 100. Nei sondaggi O'Rourke fu davanti solo in 2 casi su 42, come avevamo ricordato ad agosto, mentre Talarico lo è in quasi due terzi delle rilevazioni.
Talarico è avanti da cinque mesi, O’Rourke non lo fu mai
Il vantaggio stimato dal nostro modello, giorno per giorno. A questo punto della corsa, nel 2018, dava Cruz avanti di 5,5 punti; oggi dà Talarico avanti di 3,8. I pallini chiari sono i singoli sondaggi.
Il pallino pieno è il risultato: Cruz vinse di 2,6 punti.
Stima al 23 settembre, a 41 giorni dal voto.
Attenzione. Nel 2018 i sondaggi sottostimarono O’Rourke: il modello dava Cruz avanti di 5,3 punti e vinse di 2,6. Nel 2024 l’errore andò al contrario: Trump era dato avanti di 7,5 punti e vinse di 13,7.
A sei settimane dal voto del 2018 il clima nazionale era quasi identico a quello di oggi, con i democratici avanti di 7,1 punti nella nostra media del generic ballot (oggi sono avanti di 7,5). Senza sondaggi, però, il modello avrebbe dato Cruz avanti di quasi 10 punti, perché era un senatore uscente e sei anni prima aveva conquistato il seggio con 16 punti di margine. Quest'anno il seggio è aperto, perché John Cornyn ha perso le primarie contro Paxton. La raccolta fondi di Talarico vale poi al democratico un altro paio di punti.
Nel 2018 i sondaggi sbagliarono a favore di Cruz. Il giorno del voto il modello lo dava avanti di 5,3 punti e vinse di 2,6. L'errore però non va sempre nella stessa direzione: nel 2024 le medie davano Donald Trump avanti di 7,5 punti in Texas e vinse di 13,7. Un errore simile a favore dei repubblicani basterebbe a ribaltare il risultato di novembre: è il motivo per cui Paxton conserva 22 possibilità su 100. Quest'anno, secondo un'analisi di G. Elliott Morris di cui abbiamo scritto la settimana scorsa, il modo in cui i sondaggisti correggono i campioni rischia semmai di penalizzare i democratici.
Per il governatore il Texas resta invece dalla parte dei repubblicani. Greg Abbott, governatore dal 2015 e candidato a un quarto mandato, è avanti di 2,6 punti sulla democratica Gina Hinojosa, deputata statale di Austin, nella stima di questa mattina del modello per i governatori a cui stiamo lavorando, costruito con lo stesso metodo di quello per il Senato. Hinojosa ha 30 possibilità su 100 e la sfida è in bilico, con meno di 3 punti di distanza fra i due. Nel 2018 Abbott era avanti in tutti i 25 sondaggi (con margini fra 8 e 29 punti) e vinse di 13,3.
Per il governatore Abbott resta avanti, ma di poco
Il vantaggio stimato dai nostri modelli, giorno per giorno, nelle due corse del 3 novembre. Il repubblicano Greg Abbott è avanti di 2,6 punti sulla democratica Gina Hinojosa. I pallini chiari sono i singoli sondaggi.
Talarico avanti di 3,8 punti.
Abbott avanti di 2,6 punti.
Negli stessi sondaggi Talarico va in media 7 punti meglio di Hinojosa. Nel 2018 O’Rourke andò 10,7 punti meglio di Lupe Valdez.
Abbott è avanti in 29 dei 32 sondaggi pubblicati. Hinojosa è davanti in quello di ReconMR dell'8-11 settembre (49 a 45) e in quello di Marist uscito oggi (49 a 46), che non entra ancora nella stima di questa mattina, mentre un sondaggio di YouGov per Univision di fine agosto dà i due alla pari. James Henson, direttore del Texas Politics Project dell'Università del Texas, ha detto al podcast GD Politics che per ora il risultato di ReconMR va considerato un'eccezione, anche perché una rilevazione di Emerson College condotta quasi negli stessi giorni dava Abbott avanti di 3 punti.
Nei 28 sondaggi che chiedono di entrambe le corse, Talarico va in media 7 punti meglio di Hinojosa. Nel 2018 O'Rourke andava 10,6 punti meglio di Lupe Valdez, la candidata democratica a governatore, e alle urne la distanza fra le due corse fu quasi identica, 10,7 punti. Dopo quell'elezione il Texas ha abolito il voto di lista, che permetteva di scegliere con un solo gesto tutti i candidati di un partito. Molti repubblicani erano convinti che la corsa di O'Rourke avesse trascinato alla vittoria alcuni democratici locali, ha ricordato nello stesso podcast Gabby Birenbaum, corrispondente da Washington del Texas Tribune. Da allora, ha aggiunto, votare per candidati di partiti diversi è diventato più semplice.
Nelle simulazioni di questa mattina lo scenario più frequente è proprio il voto diviso: Talarico eletto al Senato e Abbott confermato governatore escono insieme in 49 casi su 100. I due democratici vincono entrambi in 28 casi, i due repubblicani in 20, mentre la combinazione di Paxton e Hinojosa si ferma a 2. Le due corse restano comunque legate, perché se Talarico vince le possibilità di Hinojosa salgono a 36 su 100, mentre se perde scendono a 9.
Abbott ha cominciato l'anno con 105 milioni di dollari in cassa, mentre Hinojosa nell'ultimo periodo di rendicontazione ne ha raccolti 1,3, compreso un prestito di 300 mila dollari a se stessa. A tenere aperta la corsa sono il costo della vita e i data center, secondo gli ospiti di GD Politics. Abbott ha adottato il linguaggio dell'accessibilità economica (con un piano in tre punti contro il caro vita) e ha disposto una pausa sui data center, diventati impopolari. Senza quella questione, ha detto Henson, Hinojosa non avrebbe la visibilità nazionale che ha oggi.
Dieci giorni fa abbiamo stimato che gli elettori ispanici del Texas siano passati dalla sostanziale parità del 2024 a un vantaggio democratico di circa 14 punti. I sondaggi statali di agosto e settembre vanno nella stessa direzione. Talarico è avanti tra gli ispanici in tutti i dieci che pubblicano il dato, con margini fra 12 e 39 punti, mentre Hinojosa va quasi altrettanto bene.
Tra gli ispanici Hinojosa va quasi come Talarico
Come votano gli elettori ispanici del Texas per il Senato e per il governatore. Nel 2018 Lupe Valdez prese 11 punti meno di O’Rourke; oggi Hinojosa è a un punto da Talarico.
Secondo un'analisi del New York Times, nei sondaggi nazionali di qualità dell'ultimo mese i democratici sono avanti di 35 punti tra gli ispanici che andranno a votare (negli ultimi sondaggi del 2024 Kamala Harris era avanti di 7) e il giudizio positivo sull'operato del presidente in questo gruppo è sceso al 26 per cento. Un'analisi di 50+1 sulle medie dei sondaggi nazionali trova un vantaggio più contenuto (25 punti, contro i 9 del 2024) e mostra che lo spostamento viene soprattutto dal calo dei repubblicani, 13 punti in meno, più che dalla crescita dei democratici, 3 punti in più. È insoddisfazione per il presidente, più che entusiasmo per l'opposizione.
Il voto ispanico spiega però poco della distanza fra le due corse texane. Nel 2018, secondo gli exit poll (i sondaggi condotti all'uscita dai seggi), O'Rourke prese il 64 per cento dei voti ispanici e Valdez il 53, mentre Abbott arrivò al 42 contro il 35 di Cruz. Oggi, nella media degli otto sondaggi che pubblicano il dato per entrambe le corse, Hinojosa è al 56 per cento e Talarico al 57, Abbott al 37 e Paxton al 34. Il resto del voto diviso viene da altri elettori. I sondaggi mostrano un piccolo gruppo di repubblicani tradizionali che dice di voler votare Talarico, ha spiegato a CBS Texas Matthew Wilson, politologo della Southern Methodist University di Dallas.
Riportare a casa quegli elettori è l'obiettivo degli spot che i repubblicani hanno lanciato dopo che, a fine agosto, il presidente aveva annunciato che sarebbe andato in Texas ad aiutare Paxton. Da allora cinque comitati vicini al partito hanno investito più di 100 milioni di dollari in pubblicità, per lo più contro Talarico, secondo i calcoli dello Houston Chronicle. Altri 5 milioni stanno arrivando da America PAC, il comitato di Elon Musk. Fino al 24 agosto Talarico aveva speso 25 milioni di dollari in spot televisivi e digitali e Paxton meno di uno; da allora Paxton e i suoi alleati spendono quattro volte più di lui. Il solo Senate Leadership Fund, il super PAC legato al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha annunciato spot per più di 51 milioni. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme senza limiti, purché non si coordinino con i candidati.
Gli spot riprendono vecchie dichiarazioni di Talarico sul genere e su Dio, mentre lui fa campagna soprattutto sul costo della vita. Nel 2018, ha ricordato Birenbaum, a mobilitare gli elettori repubblicani nelle ultime settimane furono le audizioni per la conferma di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Oggi nel partito c'è chi spera che l'attenzione nazionale sulla sfida abbia lo stesso effetto. "Se perdiamo il Texas, perdiamo l'America", ha detto Paxton in un comizio a Longview, riconoscendo che la corsa si gioca sul filo.
Paxton, messo in stato d'accusa per corruzione dalla Camera del Texas nel 2023 e poi assolto dal Senato statale, divide il suo partito da anni. Lunedì sera George W. Bush e John Cornyn hanno raccolto fondi a Dallas per altri candidati repubblicani al Senato, lasciando fuori Paxton, ha rivelato il New York Times. Ad agosto Cornyn aveva detto al Texas Tribune che Paxton "è pigro e non raccoglie soldi". Karl Rove, lo storico consigliere di Bush, ha annunciato che non voterà Bo French, il candidato repubblicano alla Railroad Commission, l'agenzia che regola petrolio e gas in Texas, dopo un suo post razzista sugli studenti sudasiatici dell'Università del Texas.
Le registrazioni per votare si chiudono il 5 ottobre e il voto anticipato in presenza comincia il 19. Talarico ci arriva con un vantaggio che O'Rourke non ebbe mai: è davanti nei sondaggi da mesi, corre per un seggio aperto, ha raccolto più fondi del suo avversario e beneficia del ritorno degli elettori ispanici verso i democratici. Resta un margine di 3,8 punti, più piccolo dell'errore che i sondaggi commisero in Texas nel 2024. Per questo, secondo il nostro modello, in poco più di un caso su cinque vince ancora Paxton.
Correzione: in una prima versione l'articolo riportava in modo errato il sondaggio Marist, registrato con i numeri invertiti nei dati del New York Times usati dal nostro modello. Le probabilità sono state aggiornate.
